Scambi di vita 4..

“E cosa dovremmo fare allora, accettare la realtà per quello che è?”
“Sarebbe la cosa più triste. Un sacco di persone lo fa, e poi le vedi, in giro per le strade e i supermercati del mondo con i loro sguardi privi di luce.”
“Tipo le famiglie di ciabattoni che vedevamo l’estate scorsa in vacanza? Con le loro pance e i cappellini e il loro modo di trascinare i piedi?”
“Sì. O tipo i cinici taglienti che stanno a guardare dalla finestra o dal buco della serratura con i loro sorrisi freddi e pensano di aver capito tutto dalla vita.
Tipo i milioni di coppie disincantate svaccate che si rassegnano allo squallore di ogni giorno e ne traggono perfino ragioni di finta saggezza.”
“O le coppie che sognano di diventare come le famiglie nelle pubblicità dei biscotti?”
“Sì. Che stanno davanti alla televisione e pensano “Anch’io voglio delle mattine così” “Anch’io voglio un uomo o una donna così“. Poi si accontentano di molto meno, ma queste immagini gli rimangono in testa per sempre, con le loro musiche di accompagnamento e le sensazioni evocate. E sono immagini di un mondo che non esiste, ma non conta, perché tutti i sogni sono così.”
“Però non sono sogni, sono immagini manifatturate.”
“Sono surrogati di sogni, per chi non è in grado di sognare. Vale a dire per una parte sempre più ampia della nostra specie.”
“Come sei pessimista, però.”
“Non è vero. Sono una delle persone più ottimiste che io conosca. Anche quando le cose vanno straordinariamente male penso sempre che possa esserci un improvviso miglioramento miracoloso. Anche quando nessuno ci crederebbe più.”
“Però fai sempre di queste considerazioni, come se parlassi di comportamenti di animali da laboratorio.”
“Ma ci sono anch’io, tra gli animali da laboratorio. E’ solo che cerco di capire, invece di farmi risucchiare dalla desolazione delle cose che non controllo minimamente.”
“E così riesci a controllarle?”
“No. Ma a capire già qualcosa. Ti aiuta a non considerarti una vittima di circostanze sfortunate.”