Scambi di vita 3

Gli viene in mente di quando leggeva con la stessa intensità, per andarsene via da quello che aveva intorno.
Se qualcuno lo chiamava o cercava di parlargli, non lo sentiva neanche. Seguiva un flusso di immagini e sensazioni e non era più lì, era a migliaia di chilometri e centinaia d’anni di distanza. Ma era essenziale che il flusso fosse attendibile, perché funzionasse; le fantasie di seconda o terza mano non lo facevano arrivare da nessuna parte.
Dice forte “Ehi!”
“Ehi” dice lei, con un paio di secondi di ritardo.
Poi dato che lui continua a guardarla, si toglie di nuovo un auricolare.
“Facciamo un gioco. Spegni un po’ quell’affare.”
“Quale gioco?” Ma intanto preme il tasto stop del suo lettore di musica.
“Facciamo un elenco dei nostri difetti.”
“Un elenco?”
“Sì metti via il libro e la musica e prendi una penna e un foglio.”
“Dove?”
“La penna è lì nel cassetto. Un foglio non ce l’hai?”
“No.”
“Da nessuna parte?”
“Non so.”
“Non hai nessun foglio o quaderno o blocchetto con te?”
“Forse nella valigia, dietro.”
“Va be’ non è indispensabile. Possiamo anche farlo a voce. Chi comincia?.”
“Comincia tu l’idea è tua.”
“Però se hai così poco entusiasmo non c’è gusto.”
“Ma no.”
“Se lo fai come se fosse un dovere.”
“Non è vero.”
“Si invece, lasciamo perdere.”
“Perché?.”
“Perché così non è divertente. Doveva essere un gioco”.
“Eh appunto facciamolo.”
“Non importa. Davvero.”
“Ti sei offeso.”
“Non mi sono offeso.”
“Invece sì.”
“Ti dico di no. Guarda”.
Davanti a loro il paesaggio si sta aprendo: c’è il mare all’orizzonte, dello stesso azzurro sbiancato e luminoso del cielo, anche se la terra è invasa da forme mostruose di svincoli e cavalcavia e sovrappassi, piloni giganti di cemento armato.