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DoubleBlack

DoubleBlack

Revival. Innovazione. Tradizione. Humor. Arrangiamenti. In una parola. Anzi, in duo. Non è un errore. Questi sono i DoubleBlack.
Prendete un gentleman, cantante, armonicista, cantautore.
Aggiungete un cowboy cantante e chitarrista con la sua Fender scrostata da anni di palco e di studio.
Aggiungete il ritmo battuto dal piede dei due e dalle mani del pubblico e avrete due ore di concerto dove stare fermi sarà impossibile.
Johnny Cash, Elvis da una parte e tutto il rock italiano e straniero dall’altra. Il senso dell’humor che non manca mai a dimostrare l’affiatamento tra i due.
Il tutto in acustico. Ma acustico per DoubleBlack vuol dire energia pura. Dalle radici.
Siete pronti? Loro si! Eccoli!
DoubleBlack
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Scambi di vita 4..

“E cosa dovremmo fare allora, accettare la realtà per quello che è?”
“Sarebbe la cosa più triste. Un sacco di persone lo fa, e poi le vedi, in giro per le strade e i supermercati del mondo con i loro sguardi privi di luce.”
“Tipo le famiglie di ciabattoni che vedevamo l’estate scorsa in vacanza? Con le loro pance e i cappellini e il loro modo di trascinare i piedi?”
“Sì. O tipo i cinici taglienti che stanno a guardare dalla finestra o dal buco della serratura con i loro sorrisi freddi e pensano di aver capito tutto dalla vita.
Tipo i milioni di coppie disincantate svaccate che si rassegnano allo squallore di ogni giorno e ne traggono perfino ragioni di finta saggezza.”
“O le coppie che sognano di diventare come le famiglie nelle pubblicità dei biscotti?”
“Sì. Che stanno davanti alla televisione e pensano “Anch’io voglio delle mattine così” “Anch’io voglio un uomo o una donna così“. Poi si accontentano di molto meno, ma queste immagini gli rimangono in testa per sempre, con le loro musiche di accompagnamento e le sensazioni evocate. E sono immagini di un mondo che non esiste, ma non conta, perché tutti i sogni sono così.”
“Però non sono sogni, sono immagini manifatturate.”
“Sono surrogati di sogni, per chi non è in grado di sognare. Vale a dire per una parte sempre più ampia della nostra specie.”
“Come sei pessimista, però.”
“Non è vero. Sono una delle persone più ottimiste che io conosca. Anche quando le cose vanno straordinariamente male penso sempre che possa esserci un improvviso miglioramento miracoloso. Anche quando nessuno ci crederebbe più.”
“Però fai sempre di queste considerazioni, come se parlassi di comportamenti di animali da laboratorio.”
“Ma ci sono anch’io, tra gli animali da laboratorio. E’ solo che cerco di capire, invece di farmi risucchiare dalla desolazione delle cose che non controllo minimamente.”
“E così riesci a controllarle?”
“No. Ma a capire già qualcosa. Ti aiuta a non considerarti una vittima di circostanze sfortunate.”

Scambi di vita 4

Fanno colazione nella saletta vuota di fianco alla reception, mangiano croissant industriali e pane un po’ duro e burro e marmellata, bevono caffe latte a lunga conservazione.
Lui a un certo punto dice “ci sono alcune cose talmente contraddittorie, tra due persone che stanno insieme. Vengono fuori quando la storia comincia ad andare male, ma in realtà sono sempre state lì”
“Parli di te?” dice lei.
“Sì, ma non solo. Prendi una persona che ti piace. Cos’è che ti attrae? Una strana miscela di affinità e differenze, no?”
“Nel senso che quello che cerchi non è una copia perfetta di te con diversa polarità sessuale. Se anche alla fine la trovassi non ti piacerebbe affatto.”
“Perché?”
“Perché sarebbe un raddoppio insensato delle stesse identiche qualità e degli stessi identici difetti. Sarebbe intollerabile. Sarebbe come stare da soli, con un eco costante nelle orecchie.”
“E allora cosa cerchi l’opposto?”
“Non proprio l’opposto. Cerchi una persona molto simile a te in certe cose e molto diverse in altre.”
“Tipo?”
“Tipo una che tu resti calma quando tu perdi la testa. O che abbia voglia di darsi da fare per qualcosa quando tu lasceresti perdere. O che sia ottimista quando tu ti butteresti giù. O anche che si butti giù in modo che tu possa essere invece ottimista. No?”
“Sì.”
“E queste sono le basi per il disastro, pronte fin dall’inizio.”
“Perché?”
“Perché non c’è modo di confinare le differenze tra due persone a una parte della loro vita dove non possano fare danni. Sarebbe comodo, ma non è così”.
“Com’è, invece?”
“All’inizio sembra che le differenze producano solo effetti positivi. Creano contrasti, compensano lacune, trascinano allo scoperto, rendono possibili cose impossibili, fanno ridere.”
“E poi?”
“Poi cominciano a ricolmare lo spazio interiore di ciascuno dei due, man mano che la fantastica adattabilità e la fantastica tolleranza reciproca degli inizi si esauriscono. Man mano che l’ammirazione e lo stupore e il divertimento di essersi scoperti così diversi e così simili perdono l’intensità.”
“Ma perché succede?”
“Perché l’ammirazione e lo stupore e il divertimento sono sentimenti a combustione. Bruciano carburante a una velocità incredibile, e appena restano senza si spengono.”
“E non c’è modo di dargli altra benzina?”
“Sì, ma devi averne, e devi avere voglia di dargliene. Non deve sembrarti una pretesa assurda.”
“E allora?”
“Poco alla volta scopri che le differenze non sono affatto trattenute dagli argini naturali che ti eri immaginato. Scopri che dal modo di essere dell’altra persona si riversano nella vita di tutti e due, e creano correnti contrastanti e onde e mulinelli.”
“E le similitudini?”
“Non fanno che aumentare la rabbia e la delusione per quello che succede, renderlo ancora più incomprensibile.”
“Ma perché?”
“Perché anche in questo inseguiamo un idea di armonia che non corrisponde affatto alla realtà. E’ una bella idea, ed evoluta, ma è superiore alla realtà per molti versi. staccata da terra. La realtà in confronto è piena di crepe e di punti deboli.”
“E allora?”
“Allora cerchiamo di far corrispondere la nostra vita all’idea che ne abbiamo, e non ci riusciamo. E meno ci riusciamo, più ricorriamo a un repertorio di parole e gesti per convincere e ottenere, meno la nostra idea e la realtà corrispondono.”

segue…

Scambi di vita 3

Gli viene in mente di quando leggeva con la stessa intensità, per andarsene via da quello che aveva intorno.
Se qualcuno lo chiamava o cercava di parlargli, non lo sentiva neanche. Seguiva un flusso di immagini e sensazioni e non era più lì, era a migliaia di chilometri e centinaia d’anni di distanza. Ma era essenziale che il flusso fosse attendibile, perché funzionasse; le fantasie di seconda o terza mano non lo facevano arrivare da nessuna parte.
Dice forte “Ehi!”
“Ehi” dice lei, con un paio di secondi di ritardo.
Poi dato che lui continua a guardarla, si toglie di nuovo un auricolare.
“Facciamo un gioco. Spegni un po’ quell’affare.”
“Quale gioco?” Ma intanto preme il tasto stop del suo lettore di musica.
“Facciamo un elenco dei nostri difetti.”
“Un elenco?”
“Sì metti via il libro e la musica e prendi una penna e un foglio.”
“Dove?”
“La penna è lì nel cassetto. Un foglio non ce l’hai?”
“No.”
“Da nessuna parte?”
“Non so.”
“Non hai nessun foglio o quaderno o blocchetto con te?”
“Forse nella valigia, dietro.”
“Va be’ non è indispensabile. Possiamo anche farlo a voce. Chi comincia?.”
“Comincia tu l’idea è tua.”
“Però se hai così poco entusiasmo non c’è gusto.”
“Ma no.”
“Se lo fai come se fosse un dovere.”
“Non è vero.”
“Si invece, lasciamo perdere.”
“Perché?.”
“Perché così non è divertente. Doveva essere un gioco”.
“Eh appunto facciamolo.”
“Non importa. Davvero.”
“Ti sei offeso.”
“Non mi sono offeso.”
“Invece sì.”
“Ti dico di no. Guarda”.
Davanti a loro il paesaggio si sta aprendo: c’è il mare all’orizzonte, dello stesso azzurro sbiancato e luminoso del cielo, anche se la terra è invasa da forme mostruose di svincoli e cavalcavia e sovrappassi, piloni giganti di cemento armato.

Scambi di vita 2

La guarda a intervalli, con i suoi auricolari stereo e il libro tra le mani sottili. Gli sembra che il viaggio vada benissimo così; poi gli sembra invece che dovrebbero usare meglio il tempo che hanno a disposizione, approfittarne per comunicare nel modo più intenso possibile.
Dice..”non potresti leggere in un altro momento, magari? Istinto di lasciarla in pace; istinto di interferire. E certo non gli dispiace che sia una che legge, invece di una che guarda fuori senza interesse o si guarda le unghie, ma non riesce a stare zitto. Dice “cosa?”.
“Niente”. Fa un cenno verso l’autostrada, e in effetti non c’è niente da vedere o da commentare, solo asfalto e altre macchine e camion in corsa, guard-rail. E’ un non-paesaggio, un puro canale neutro di scorrimento che occupa il campo visivo senza arricchirlo in nessun modo. Le colline ai lati sono lontane e con un altra gradazione di luce, anche se fossero interessanti richiederebbe una diversa messa a fuoco dello sguardo e una diversa apertura delle pupille.
Allunga una mano, le dà un colpetto sulla spalla. Lei sorride appena; si rimette l’auricolare, torna a leggere il suo libro.

Scambi di vita

Ci sono situazioni in cui mi è capitato di fotografare esattamente un determinato episodio. A voi non accade?

Lungo la strada di colpo non si vede più niente, c’è una nebbia che sale dai fossi e dai canneti e dalle paludi e forma una successione di cortine bianche alla luce dei fari.
Lui dice “ehi!”.
Ledi dice “rallenta!”.
Ridono tutti e due. Vanno avanti piano come in un baraccone delle streghe di luna park, dove non è chiaro fino all’ultimo se gli ostacoli che hai davanti siano reali o no. Le cortine di nebbia si dissolvono una a una mentre ci passano attraverso, il fatto che non producano rumore rende ancora più strana la sensazione. Il paesaggio intorno alla strada sembra essersi dissolto; dopo qualche minuto non è nemmeno più chiaro in che direzione stiamo andando. Vanno avanti lo stesso, incantati dall’effetto di straniamento totale, mentre bucano un piano orizzontale di luce dietro l’altro.