Archivio mensile:novembre 2015

Scambi di vita 4..

“E cosa dovremmo fare allora, accettare la realtà per quello che è?”
“Sarebbe la cosa più triste. Un sacco di persone lo fa, e poi le vedi, in giro per le strade e i supermercati del mondo con i loro sguardi privi di luce.”
“Tipo le famiglie di ciabattoni che vedevamo l’estate scorsa in vacanza? Con le loro pance e i cappellini e il loro modo di trascinare i piedi?”
“Sì. O tipo i cinici taglienti che stanno a guardare dalla finestra o dal buco della serratura con i loro sorrisi freddi e pensano di aver capito tutto dalla vita.
Tipo i milioni di coppie disincantate svaccate che si rassegnano allo squallore di ogni giorno e ne traggono perfino ragioni di finta saggezza.”
“O le coppie che sognano di diventare come le famiglie nelle pubblicità dei biscotti?”
“Sì. Che stanno davanti alla televisione e pensano “Anch’io voglio delle mattine così” “Anch’io voglio un uomo o una donna così“. Poi si accontentano di molto meno, ma queste immagini gli rimangono in testa per sempre, con le loro musiche di accompagnamento e le sensazioni evocate. E sono immagini di un mondo che non esiste, ma non conta, perché tutti i sogni sono così.”
“Però non sono sogni, sono immagini manifatturate.”
“Sono surrogati di sogni, per chi non è in grado di sognare. Vale a dire per una parte sempre più ampia della nostra specie.”
“Come sei pessimista, però.”
“Non è vero. Sono una delle persone più ottimiste che io conosca. Anche quando le cose vanno straordinariamente male penso sempre che possa esserci un improvviso miglioramento miracoloso. Anche quando nessuno ci crederebbe più.”
“Però fai sempre di queste considerazioni, come se parlassi di comportamenti di animali da laboratorio.”
“Ma ci sono anch’io, tra gli animali da laboratorio. E’ solo che cerco di capire, invece di farmi risucchiare dalla desolazione delle cose che non controllo minimamente.”
“E così riesci a controllarle?”
“No. Ma a capire già qualcosa. Ti aiuta a non considerarti una vittima di circostanze sfortunate.”

Scambi di vita 4

Fanno colazione nella saletta vuota di fianco alla reception, mangiano croissant industriali e pane un po’ duro e burro e marmellata, bevono caffe latte a lunga conservazione.
Lui a un certo punto dice “ci sono alcune cose talmente contraddittorie, tra due persone che stanno insieme. Vengono fuori quando la storia comincia ad andare male, ma in realtà sono sempre state lì”
“Parli di te?” dice lei.
“Sì, ma non solo. Prendi una persona che ti piace. Cos’è che ti attrae? Una strana miscela di affinità e differenze, no?”
“Nel senso che quello che cerchi non è una copia perfetta di te con diversa polarità sessuale. Se anche alla fine la trovassi non ti piacerebbe affatto.”
“Perché?”
“Perché sarebbe un raddoppio insensato delle stesse identiche qualità e degli stessi identici difetti. Sarebbe intollerabile. Sarebbe come stare da soli, con un eco costante nelle orecchie.”
“E allora cosa cerchi l’opposto?”
“Non proprio l’opposto. Cerchi una persona molto simile a te in certe cose e molto diverse in altre.”
“Tipo?”
“Tipo una che tu resti calma quando tu perdi la testa. O che abbia voglia di darsi da fare per qualcosa quando tu lasceresti perdere. O che sia ottimista quando tu ti butteresti giù. O anche che si butti giù in modo che tu possa essere invece ottimista. No?”
“Sì.”
“E queste sono le basi per il disastro, pronte fin dall’inizio.”
“Perché?”
“Perché non c’è modo di confinare le differenze tra due persone a una parte della loro vita dove non possano fare danni. Sarebbe comodo, ma non è così”.
“Com’è, invece?”
“All’inizio sembra che le differenze producano solo effetti positivi. Creano contrasti, compensano lacune, trascinano allo scoperto, rendono possibili cose impossibili, fanno ridere.”
“E poi?”
“Poi cominciano a ricolmare lo spazio interiore di ciascuno dei due, man mano che la fantastica adattabilità e la fantastica tolleranza reciproca degli inizi si esauriscono. Man mano che l’ammirazione e lo stupore e il divertimento di essersi scoperti così diversi e così simili perdono l’intensità.”
“Ma perché succede?”
“Perché l’ammirazione e lo stupore e il divertimento sono sentimenti a combustione. Bruciano carburante a una velocità incredibile, e appena restano senza si spengono.”
“E non c’è modo di dargli altra benzina?”
“Sì, ma devi averne, e devi avere voglia di dargliene. Non deve sembrarti una pretesa assurda.”
“E allora?”
“Poco alla volta scopri che le differenze non sono affatto trattenute dagli argini naturali che ti eri immaginato. Scopri che dal modo di essere dell’altra persona si riversano nella vita di tutti e due, e creano correnti contrastanti e onde e mulinelli.”
“E le similitudini?”
“Non fanno che aumentare la rabbia e la delusione per quello che succede, renderlo ancora più incomprensibile.”
“Ma perché?”
“Perché anche in questo inseguiamo un idea di armonia che non corrisponde affatto alla realtà. E’ una bella idea, ed evoluta, ma è superiore alla realtà per molti versi. staccata da terra. La realtà in confronto è piena di crepe e di punti deboli.”
“E allora?”
“Allora cerchiamo di far corrispondere la nostra vita all’idea che ne abbiamo, e non ci riusciamo. E meno ci riusciamo, più ricorriamo a un repertorio di parole e gesti per convincere e ottenere, meno la nostra idea e la realtà corrispondono.”

segue…